Forrest Gump

Quando penso ad un errante, mi viene in mente sempre Forrest Gump! Un classico!

Ora, io non camminai così tanto ma abbastanza per buttare fuori un po’ di rabbia.

Camminando, immaginavo di trasformare la mia rabbia in materia e come un’abile mercante cercavo di venderla ai passanti.

” Signori, oggi ho due bei kg di rabbia, potente come un bicchierino di gocce imperiali, chi la vuole? Avanti …. coraggio …. provatela …. è gratis! ”

Oppure capitava che io percorressi dei tratti in mezzo alla natura per ore, da sola, e la rabbia veniva sostituita dal timore di incontrare un pericolo, così fantasticavo di essere accompagnata da amici immaginari.

C’era la famiglia Albero:

– lo Zio Pino, Il nonno Faggio ed il piccolo Castagno che ogni tanto abbracciavo in cerca di conforto.

Quando sentivo scricchiolare il tappeto di foglie, sapevo che era la mia amica talpa che timidamente mi stava scortando fino a destinazione.

Ed infine c’era la musica del vento che trovava la sua miglior cassa armonica fra le fronde dei miei amici alberi e batteva il ritmo del mio respiro.

Alla fine del viaggio, a differenza di Forrest Gump, non ebbi alle spalle una folla di seguaci tuttavia ero riuscita a fare pace con molte facce del mio tormento e voltandomi non c’era più quel dolore acuto che mi aveva fatto decidere di partire.

C’erano solo i miei compagni di viaggio che mi stavano salutando a fronde aperte ☺️.


When I think about a tramp, Forrest Gump comes to my mind! A classic !

Now, I didn’t walk very much but enough to bring out some anger.

Walking, I imagined to transform my anger in matter and as a good merchant I tried to sell it to people.

” Gentlemen, today I’ve two good kilos of anger, as strong as a glass of imperial drops, who wants some? Hurry up….be brave…. it’s free!”

Or it happened I walked alone for hours in the middle of wild nature and the anger left its place on fear to meet a danger so I used to fantasize about some imaginary friends.

There was the Three family:

– Uncle Pine, Beech the grandfather and the young Chestnut that I embraced it looking for solace some times.

When I heard the crackling the carpet of leaves under my feet, I knew it was my friend mole that timidly was escorting me to destination.

And finally there was the music of the wind that was finding its best sounding board through the leaves of my threes friends, beating the rhythm of my breath.

At the end of travel, unlike Forrest Gump, I didn’t have a crowd of followers behind me, but I succeeded to stop many of mine torments and looking behind me, there was no more pain that made me decide to leave.

There were only my travel companions that I was waving at greetings by open leaves ☺️.

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