La barca nel fango / The boat in the mud

La barca nel fango / The boat in the mud

Il pullman andava lentamente sulla strada dissestata che portava a Khiva, mi sembrava di essere in barca e lo stomaco scendeva e saliva fra buche e piccoli dossi.

“ …ma chi me l’ha fatto fare…” pensai fra me e me.

Eppure il mio cuore viaggiatore avevo vinto anche quella volta e quando mi proposero di andare a visitare l’Uzbekistan, accettai senza riserve.

Un viaggio da sud a nord, alla scoperta della via della seta, degli incredibili minareti, di città ferme nel tempo ma soprattutto di una popolazione ridente.

Però in quel momento mi sentivo così male, che non riuscivo a pensare alla motivazione che mi aveva portato ad essere in quel mare di fango e volevo solo arrivare alla meta. Avanzai di posto e mi ritrovai a fianco dell’autista, il quale tentò un dialogo in inglese e se in altre circostanze mi avrebbe fatto piacere, in quel frangente potevo solo concentrarmi a guardare l’orizzonte.

Ero talmente concentrata, che iniziai a vedere pupazzi spuntare dai campi…o meglio, delle cose colorate che avevano la forma di piccoli pupazzi…ma..si stavano muovendo, anzi, stavano venendo verso il nostro pullman…e fui così catturata da quello che per me si stava prospettando come un evento eccezionale, che non pensai più al mal di stomaco.

” Look! There are children coming towards us..” disse l’autista.

Ecco cos’erano, dei bambini uzbeki che alla vista degli stranieri, correvano a porgere il loro saluto.

Ora li vedevo anche io ( per la cronaca, da quel giorno mi sono decisa a fare la visita dall’oculista ) tutti in fila lungo la strada, con una mano sul cuore e l’altra che sventolavano con entusiasmo.

Occhi grandi, attenti a cogliere ogni dettaglio di quella strana barca con le ruote che stava attraversando la loro terra e ad ogni sguardo incrociato un sorriso regalato, con la gioia di chi vede lo sconosciuto come una grande scoperta.

Ebbene, ogni volta che ho paura di tutto ciò che non conosco, penso a quel viaggio…a quei bimbi…e…allora inizio a correre verso l’ignoto, con le movenze di un pupazzo ed un paio di occhiali da vista nelle tasche, perché non mi perderei per nulla al mondo il nuovo spettacolo.


The bus was going slowly on the uneven road that led to khiva, I felt like I was in the boat and my stomach was going down and up between holes and small bumps.

“ …but, who made me do it …” I thought to myself.

Yet my traveling heart had won’t that time too and when they proposed to me to visit Uzbekistan, I accepted without reservation.

A journey from South to North, to discover the Silk Road, the incredible minarets, the cities still in time but above all a laughing population.

But at that moment I felt so bad that I couldn’t think at the motivation that led me to be in that sea of mud and I just wanted to get the goal. I advanced from place and found myself at the driver’s side, who attempted a dialogue in English, and if in other circumstances I would have liked, at that time I could only concentrate on looking at the horizon.

I was so focused that I started seeing puppets sprouting from the fields…or better, coloured things that were shaped like little puppets, but… they were moving, in fact, they were coming towards our bus and I was so caught up in what was coming to me as an exceptional event that I no longer thought of my stomach ache.

” Look! There are children coming through us..” the driver told.

This is what they were, Uzbek children who, at the sight of foreigners, run to greet them.

Now I saw them too ( from the record, from that day I decided to visit the eyes doctor ) all lined up along the way, with one hand on the heart and the other that they waved with enthusiasm.

Big eyes, careful to grasp every details of the strange boat with wheels that crossed their land, and at each glance crossed a smile given away, with the joy of those who see the unknown as a great discovery.

Well, every time I’m afraid of everything I don’t know, I think at that trip, about those kids…then I start running towards the unknown, with the movements of a puppet and a pair of eyeglasses in the pockets, because I wouldn’t get lost for anything in the world the new show.

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