Come un riccio / Like a hedgehog

Come un riccio / Like a hedgehog

All’inizio ti senti nuda e vulnerabile senza quel costumino, come un riccio senza aculei. Non è facile abbandonarsi alle proprie fragilità, così pensi spesso a quell’armadietto e fantastichi su come andare a riprendere la tua tutina, ti vengono in mente le cose più improbabili da fare:

1) fingere di essere la donna delle pulizie, dopo avere imbavagliato e legato quella vera nello sgabuzzino;

2) rubare il camice ad una infermiera e lasciarle in cambio la camicia da notte di tua nonna che non metteresti nemmeno per farle piacere;

3) travestirsi da cinese ma in questo caso il rischio di quarantena dell’intera struttura sarebbe troppo elevato (concedetemi e perdonatemi l’ironia, è proporzionata alla disperazione contingente).

Per fortuna alla fine ti rendi conto che è sufficiente presentarsi in ospedale e chiedere di poter controllare fra “gli oggetti smarriti” per cercare quello che tu volutamente avevi lasciato.

Ed eccomi qui che frugo fra i vestiti per cercare il mio, quando sento una voce che mi dice:

«Anche tu hai smarrito il coraggio?»

Mi giro e vedo una ragazza sulla sedia a rotelle che si era avvicinata e mi stava parlando.

«Ciao, no sto cercando la mia tutina da…»

«Sì sì da super eroina! Anche io sai sono venuta a cercarne una poco fa, perché mi hanno detto che servono per essere più forti e coraggiose e sai ne ho trovata una bellissima, bordeaux con una bella C sul petto. Domani mi operano e spero mi porti fortuna. Io mi chiamo Costanza e tu?»

In un attimo penso che sarei perfetta nel ruolo della donna invisibile ma la vergogna che provo avrebbe comunque trovato il modo di palesarsi, tanto era grande.

«Costanza… che bel nome! Io mi chiamo Cristiana e credo di avere sbagliato armadietto. Stavo cercando qualcosa per ripararmi dal “freddo” ed ho creduto di aver lasciato qui la mia tutina impermeabile… niente di così speciale, non come quella che hai scelto tu. Sono certa che ti porterà fortuna, con me ha funzionato.»

Le stringo la mano per salutarla e velocemente esco dall’ospedale a mani vuote, ma con una bella lezione in tasca.

“Non si torna mai indietro e se ti senti vulnerabile, pensa che gli aculei ricresceranno ancora più forti, basta dargli tempo.”


At the beginning you feel yourself nude and vulnerable without your suite, like a hedgehog without spines. It’s not easy to indulge in your fragility, so often you think about that cabinet and you are imagining how to get back your suite. It comes to your mind the most unlikely things to do:

1) pretend you’re the housekeeper, after having muzzled and tied the real one in a closet;

2) rob the nurse’s gown and leave her your grandmother’s nightgown which you never wear;

3) dress up like a Chinese but in this case the risk of quarantine of the whole building could be too high (please allow and forgive me the humor, it’s clear I’m going mad).

Fortunately at the end you realize it’s enough to go to the hospital and ask to check between “lost objects” to look for what you voluntary let inside.

And here I am, while I’m rummaging through suites I hear a voice:

«Have you lost your courage too?»

I turn around and I see a girl on the wheelchair who was getting close and she was speaking to me.

«Hello, no I’m Judy looking for my suite…»

«Yes, your super heroine suite! I came to find mine few minutes ago, because they told me they serve to be stronger and braver and you know I found it, it’s beautiful burgundy color with a C letter on the chest. Tomorrow I will be on a surgery and so I hope it brings me luck. My name’s Constance and your?»

In a while I’ve thought I’d be perfect in the role of “invisible woman” but I was so ashamed that everybody could see me anyway.

«Costance… what a beautiful name! My name’s Cristiana and I guess I took the wrong cabinet. I was looking for something to save me from the “cold” and I believed I left here my impermeable suite… nothing special, not special like the suite you chose. I’m sure it will bring as luck to you as it worked for me.»

I shake her hand for greeting and quickly I get out from hospital empty- handed but with a good lesson on my pocket.

“There’s no way back and if you feel yourself vulnerable you need to think that spines will be grow again and stronger, just give them time.”

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