Il paguro / The hermit crab

Il paguro / The hermit crab

Sono sempre stata affascinata dal paguro, la storia di questo crostaceo ci dovrebbe fare riflettere sulle straordinarie capacità di sopravvivenza degli esseri viventi.

Il paguro nasce con l’addome molle, a differenza di altri suoi simili appartenenti allo stesso gruppo, e si vede costretto a vivere dentro le carcasse delle conchiglie per proteggersi e muoversi. È sorprendente!

La sua diversità non lo ha reso vulnerabile, le difficoltà che incontra nel cambio delle sue numerose mute non lo indeboliscono, egli è in continua trasformazione e ricerca di nuovi gusci dentro ai quali costruirsi nuove avventure.

La natura quasi sempre ci da gli spunti giusti per comprendere il significato della vita, ma a volte è come se non volessimo vederli, eppure sono così evidenti.

Osservando questo piccolo crostaceo e pensando all’essere umano, mi vengono in mente per esempio le diversità ed il conseguente fenomeno dell’emarginazione oppure la sua perpetua reticenza al cambiamento.

Allora mi domando a cosa possa realmente servire il cervello, anzi i cervelli dato che il secondo racchiude la sfera emotiva ed è collocato nella pancia, se non riusciamo a sfruttarli e a sentire diversamente da qualunque altro essere vivente.

Perché, non trovo una spiegazione soddisfacente a tutto ciò che vedo e sento.

Non riesco a giustificare la violenza, la cattiveria, la mancanza di rispetto, la maleducazione e l’ingratitudine alla vita.

Se siamo qui e stiamo compiendo il viaggio, io credo che dovremmo farlo con tutti i canali recettivi accessi e sapete perché?

Nessun altro viaggio sarà uguale a quello che state vivendo, perché in questa unica volta, tutto dipenderà solo da voi e dal vostro ascolto. Lungo il cammino non ci saranno guide ma compagni, non troverete dei kit già montati per la sopravvivenza ma dovrete ingegnarvi, ognuno con le proprie e personali capacità ed alla fine ci troveremo tutti lì, a guardare le stelle.

E se dopo tutta la fatica compiuta, riusciremo ancora ad emozionarci…beh, ne sarà valsa la pena.

Adoro i paguri!


I have always been fascinated by the hermit crab, the story of this crustacean should make us reflect on the extraordinary survival skills of living beings.

The hermit crab is born with a soft abdomen, unlike other similar ones belonging to the same group, and is forced to live inside the carcasses of the shells to protect and move. It is surprising!

His diversity has not made him vulnerable, the difficulties he encounters in changing his numerous wetsuits do not weaken him, he is constantly changing and searching for new shells in which to build new adventures.

Nature almost always gives us the right ideas to understand the meaning of life, but sometimes it is as if we do not want to see them, yet they are so evident.

Observing this small crustacean and thinking about the human being, for example, the diversity and the consequent phenomenon of marginalization or its perpetual reticence to change come to mind.

So I wonder what the brain can really serve, indeed the brains since the latter contains the emotional sphere and is located in the belly, if we cannot exploit them and feel differently from any other living being.

Because I don’t find a satisfactory explanation for everything I see and hear.

I cannot justify the violence, the malice, the disrespect, the rudeness and the ingratitude to life.

If we are here and we are making the journey, I believe we should do it with all receptive channels accessed and do you know why?

No other trip will be the same as the one you are experiencing, because in this one time, everything will depend only on you and your listening and along the way there will be no guides but only companions, you will not find any kits already assembled for the protection but you will have to work hard , each with their own personal abilities and in the end we will all find ourselves there looking at the stars

And if after all the effort, we still manage to get excited … well it will be worth it.

I love hermit crabs!

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