Cosa c’è dentro? / What’s inside?

Cosa c’è dentro? / What’s inside?

Quando cammino, mi piace osservare i passanti che incontro… in quell’istante sono come tante belle facciate di case che non conosco.

Alcuni di loro hanno volti sorridenti, mentre parlano al cellulare oppure con qualcuno che li sta affiancando e mi immagino che all’interno, le loro case siano piene di pareti colorate… un quadro appeso qua e là… tappeti che ricoprono pavimenti dal gusto un po’ retrò… e profumo di lillà per rendere l’ambiente accogliente e delicato, quasi come una ventata d’aria buona, che la primavera porta con le prime giornate di sole.

Altri passanti invece camminano a testa bassa, sui loro volti appaiono i segni del dissapore; le fronti corrugate e il passo veloce… quasi volessero sparire in una dimensione parallela, mentre i corpi appaiono ingombranti in quella reale. All’interno delle loro case, vedo mobili disordinati… un porta scarpe nel corridoio… un vaso di fiori secchi… pareti bianche ed un vecchio orologio a cucù che scandisce quel tempo trascurato.

Ma sapete… l’immagine che diamo di noi stessi, così come la facciata di una casa, è solo un aspetto di ciò che siamo veramente e se ci fermassimo davanti alla prima impressione… a volte potremmo commettere uno sbaglio.

Ci sono palazzi dall’aspetto vecchio che celano corti incantevoli al loro interno… angoli che solo chi ci si addentra può cogliere e stupirsi di fronte alla loro bellezza.

Al contrario costruzioni moderne e ridenti sono senza un’anima e l’unica cosa che si percepisce all’interno, è l’eco della propria voce.

Cammino e osservo, ma questa volta fermo l’immaginazione e decido di sorridere ai passanti… chissà che un’espressione corrugata possa trasformarsi in un sorriso o incrociarne un altro a mia volta… alla fine mal che vada penseranno che sono matta.

Ma che importa… costoro non hanno visto la mia casa!


When I walk, I like to observe the passers-by I meet… in that instant they are like many beautiful house facades that I don’t know.

Some of them have smiling faces while talking on their smartphones or with someone who’s standing next to them and I imagine that inside their houses are full of colored walls… a painting hanging here and there… carpets covering floors from the slightly retro taste… and the scent of lilac to make the environment welcoming and delicate, almost like a breath of fresh air, which spring brings with the first sunny days.

Other passers-by, on the other hand, walk with their heads down, the signs of disagreement appear on their faces; the furrowed foreheads and the quick step… as if they wanted to disappear in a parallel dimension, while the bodies appear bulky in the real one. Inside their homes, I see messy furniture… a shoe rack in the hallway… a dried flowers pot… white walls and an old cuckoo clock that marks that neglected time.

But you know… the image we give of ourselves, as well as the facade of a house, is only one aspect of who we really are and if we stop at the first impression… sometimes we could make a mistake.

There are old-looking buildings hiding enchanting courtyards inside… corners that only those who enter it can grasp and be amazed by their beauty.

On the contrary, modern and delightful buildings are without a soul and the only thing that is perceived inside them is the echo of one’s own voice.

I walk and observe, but this time I stop my imagination and I decide to smile at the passers-by… who knows if a frown can turn into a smile or cross another one in my turn… in the end, they’ll think I’m crazy.

But who cares… they haven’t seen my house!

Leave your comment to Cancel Reply

Your email address will not be published.