Naso da cavallo / Horse nose

Naso da cavallo / Horse nose

“Naso da cavallo… naso da cavallo”.

Seguivano versi simili al nitrito, emessi da un coro di giovani marmocchie, ogni giorno all’uscita di scuola.

Viola alzava il cappuccio della felpa, nascosto sotto al grembiule rosa e a passi veloci si dirigeva a piedi verso casa, cercando di lasciarsi alle spalle quello stupido coro.

Perché le avevano dato quel soprannome? Il suo nasino era carino, piccolino con la caratteristica delle narici un pochino aperte ma di certo non assomigliava a quello di un cavallo. Questi bambini l’avevano presa di mira, così… tanto per giocare e divertirsi a prendere in giro qualcuno, senza preoccuparsi di ferire, per loro Viola era solo un bersaglio… l’ennesimo.

All’inizio questa deliziosa bambina di nove anni, non aveva dato peso al teatrino che la vedeva come protagonista, tant’è che non ne aveva parlato con i suoi genitori. A casa, passava il tempo in camera a fare i compiti, a disegnare e quando a cena le veniva chiesto di raccontare la sua giornata, lei rispondeva sempre che era andato tutto bene.

Poi, un giorno, il gioco divenne pericoloso, il coro stanco di non suscitare reazioni nel loro “cavallo Viola” decise che era giunto il momento di punirlo ulteriormente. La fermarono e la circondarono, il capo dei bulli le disse che doveva mettersi a carponi, così avrebbero potuto farsi una bella cavalcata, scambiando le sue lunghe trecce per delle redini.

“Lasciatemi stare, no, non lo faccio, io vado a casa” disse piangendo la bambina.

Le giovani marmocchie, al suono di quel lamento e odorando la sua paura, si trasformarono in belve feroci.

Una, due, più e più volte le salirono sulla schiena… le tirarono i capelli… la costrinsero a camminare in ginocchio… fino a quando il cavallo Viola cadde sfinito con la faccia per terra.

Un covo di nequizie si era impossessato della vita di una bambina di soli nove anni.

Se Viola avesse raccontato a qualcuno cosa le stava succedendo…

Se quel gioco ridicolo si fosse trasformato in un semplice gioco di bambini…con una palla, delle bambole o delle macchinine…

Ora Viola starebbe uscendo di scuola, senza cappuccio e con l’entusiasmo di chi ha un milione di cose nuove da raccontare alla sua famiglia, invece, è volata su Pegaso.

Sua madre non si era mai accorta che in ogni suo disegno, c’era la figura di un cavallo, sì… un cavallo alato.

La voce del coro venne messa a tacere, ma il bullismo non ha cessato la sua corsa.


“Horse nose… horse nose”

There were noises similar to neighing, emitted by a choir of young brats, every day as they left school.

Viola raised her sweatshirt’s hood, hidden under her pink apron, and with quick steps she walked home, trying to leave that stupid choir behind.

Why had they given her that nickname? Her nose was cute, small with the characteristic of a little open nostrils but it certainly didn’t look like a horse’s one. These children had targeted her, so… just to play and have fun making fun of someone, without worrying about hurting, for them Viola was just a target… yet another.

At first this delightful nine-year-old girl, she had not given weight to the theater that saw her as the protagonist, so much so that she had not talked about it with her parents. At home, she spent time in her room doing homework, drawing, and when she was asked to tell about her day at dinner, she always replied that everything was fine.

Then, one day, the game became dangerous, the choir tired of not provoking reactions in their “Viola the horse” decided it was time to punish her further. They stopped her and surrounded her, the bully leader told her she had to get on all fours so they could have a good ride, swapping her long braids for reins.

“Leave me alone, no, I don’t do it, I’m going home,” she said, crying, the baby.

The young brats, at the sound of that moan and smelling his fear, turned into wild beasts.

One, two, over and over they climbed onto her back… pulled her hair… forced her to walk on her knees… until her Viola horse fell exhausted face down to the ground.

A den of neglect had taken over the life of a nine-year-old little girl.

If Viola had told anyone what was happening to her…

If that ridiculous game had turned into a simple children’s game… with a ball, dolls or toy cars…

Now Viola would be leaving school, without a hood and with the enthusiasm of someone who has a million new things to tell her family, instead, she flew to Pegasus.

Her mother had never noticed that in every drawing of her, there was the figure of a horse, yes… a winged horse.

The choir’s voice was silenced, but the bullying hasn’t stopped its running.

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