Il settimo giorno / The seventh day

Il settimo giorno / The seventh day

La domenica era sempre un giorno di festa!

Mia mamma mi faceva indossare il vestito più bello, quello destinato alle occasioni speciali e le scarpe erano le mie preferite… un paio di mocassini di pelle lucida bordeaux con delle nappine.

Quando le indossavo mi sentivo una principessa e non facevo altro che fissarle continuamente, quasi per paura che la magia di quel momento svanisse troppo in fretta e mi facesse nuovamente calzare le scarpe “di tutti i giorni”, così le chiamava mia mamma.

Poi era il giorno delle visite ai parenti e anche se non ne avevo sempre voglia, pensavo al dono goloso che mi avrebbero fatto, così la noia si trasformava nel suono croccante della cialda di cioccolato della zia Zina ( che io chiamavo sempre Pina, era difficile pronunciare le due Z).

La domenica sapeva di buono!

A pranzo la tavola si rivestiva di piatti colorati e un profumo di sugo al pomodoro usciva dalla finestra della cucina, per raggiungere i nasi dei vicini e ricordargli la bontà di un piatto caldo, consumato con la propria famiglia.

Sono cresciuta in un tempo fortunato, quello che scandiva il passare dei giorni ed ogni sei, ce ne regalava uno magico.

Oggi qualcosa è cambiato, credo che la domenica sia stata inghiottita dal lunedì, perché quando arriva il sabato… si inizia già a pensare al lunedì.

Forse perché abbiamo smesso di viverlo come un privilegio, i vestiti e le scarpe belle le indossiamo tutti i giorni, i parenti non li andiamo più a trovare e quel profumo di sugo al pomodoro ora sa di tofu in padella.

Ma secondo voi, se sopra al tofu ci mettessimo del sugo al pomodoro, se almeno telefonassimo ai nostri famigliari ed infine se smettessimo di rincorrere il tempo… la domenica riacquisterebbe la sua magia?

Perché in tal caso io rallenterei volentieri la mia corsa, per riappropriarmi di quegli attimi speciali, da ricordare.


Sunday was always a day of celebration!

My mom made me wear the most beautiful dress, the one intended for special occasions and shoes, were my favorite… a pair of burgundy shiny leather moccasins with tassels.

When I wore them I felt like a princess and I did nothing but stare at them constantly, as if for fear that the magic of that moment would vanish too quickly and make me put on my “everyday” shoes again, as my mom called them.

Then it was the day of visiting relatives and even if I didn’t always want to, I thought of the greedy gift they would give me so, boredom turned into the crunchy sound of Aunt Zina’s chocolate waffle (whom I always called Pina, it was difficult pronounce the two Zs).

Sundays, they tasted good!

At lunch the table was covered with colorful dishes and a scent of tomato sauce came out of the kitchen window, to reach the noses of the neighbors and remind them of the goodness of a hot dish, eaten with its own family.

I grew up in a lucky time, the one that marked the passing of days and every six of them, gave us a magical one.

Today something has changed, I think Sunday has been swallowed up by Monday, because when Saturday arrives… you already start thinking about Monday.

Perhaps because we’ve stopped living it as a privilege, we wear beautiful clothes and shoes every day, we no longer visit relatives and that scent of tomato sauce now tastes like tofu in a pan.

But in your opinion, if we put tomato sauce on top of the tofu, if we at least phoned our family and finally if we stopped chasing time… would Sunday regain its magic?

Because in this case I would gladly slow down my run, to regain possession of those special moments, to remember.

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