Messaggio da Ihor / A message from Ihor

Messaggio da Ihor / A message from Ihor

Sono nel bunker della parrocchia da giorni. Mamma mi ha detto che qui saremmo stati al sicuro. Abbiamo lasciato casa, portando con noi poche cose, per lo più da mangiare e questo quaderno con qualche matita colorata. All’interno di questo sotterraneo ci sono altre persone, non li conosciamo ma mamma li abbraccia ogni tanto, perché li sente piangere. Mi ha detto che sentono la mancanza dei loro figli o dei mariti, ma forse costoro non sanno che presto i loro familiari faranno ritorno insieme a mio papà, per questo io non sono triste. Mamma dice anche che molti uomini sono andati a difendere la loro patria… non ho ben capito da chi… non ho proprio capito che cosa stia succedendo lassù in superficie. Credo ci sia un certo signor Putler, qui tutti lo chiamano così ed anche se parlano sottovoce io li sento, che vuole portarci nella sua terra. Mi domando perché sia così arrabbiato… noi vogliamo restare qui. Cioè non qui nel bunker, ma qui a Kiev. Vorrei fargli un po’ di domande, per questo sto scrivendo qualche pensiero in questo quaderno, non mi va di disegnare ( ma mamma crede che io lo stia facendo; mi dice sempre di disegnare i prati, i fiori, il cielo e il sole, per non dimenticarli).

“Signor Putler, mi chiamo Ihor e ho 8 anni. I miei genitori mi hanno dato questo nome perché in ucraino significa ‘Dio è gentile’, lei crede in Dio? Sono pieno di dubbi! Sa, qui sotto a volte manca l’aria… mi manca quasi tutto a dir il vero, però faccio finta di niente. Papà verrà a prenderci. Anzi forse lei Signore, l’ha già incontrato in superficie e credo che egli abbia rifiutato il suo invito, per averla fatta arrabbiare così tanto. La prego sia gentile, magari ci potremmo incontrare a metà strada. Però ora, in nome del Dio nel quale crede o del mio stesso nome, ci potrebbe lasciare in Pace?”


I’ve been in the parish bunker for days. Mom told me we’d be safe here. We left home, taking a few things with us, mostly food and this notebook with some colored pencils. Inside this basement there are other people, we don’t know them but mom hugs them sometimes because she hears them crying. She told me that they miss their children or husbands, but perhaps they don’t know that their families will soon be back with my dad, so I’m not sad. Mum also says that many men have gone to defend their homeland… I don’t understand by whom… I don’t understand what’s happening up there on the surface. I think there is a certain Mr. Putler, everyone here calls him that, and even if they speak softly I hear them, who wants to take us to his land. I wonder why he’s so angry… we want to stay here. That is, not here in the bunker, but here in Kyiv. I’d like to ask him a few questions, that’s why I’m writing some thoughts in this notebook, I don’t feel like drawing (but mom thinks I’m doing it; she always tells me to draw the meadows, the flowers, the sky, and the sun, not to forget them).

“Mr. Putler, my name is Ihor and I’m 8 years old. My parents gave me this name because in Ukrainian it means ‘God is kind‘, do you believe in God? I am full of doubts! You know, sometimes down here there is no air… I miss almost everything, telling the truth, but I pretend nothing has happened. Dad will come and get us. Indeed perhaps you, Mister, have already met him on the surface and I believe that you have refused his invitation, for having made you so angry. Please be kind, maybe we could meet halfway. But now, in the name of the God you believe in or my name, could you leave us in Peace?”

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